"Galantuomini e Briganti"

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La mancanza di pudore si accompagna, questa volta, a una fantasia degna di miglior causa. L'immunità parlamentare è stata incautamente abolita nel 1993 e la sua reintroduzione richiederebbe una legge costituzionale, per l'amnistia non ci sono i numeri, il lodo Schifani e il lodo Alfano sono stati dichiarati illegittimi dalla Consulta, le molte leggi ad personam hanno ferito il senso dello Stato ma non hanno prodotto i risultati auspicati, le campagne di delegittimazione e le promesse di "compensi" (come il mantenimento in servizio dei magistrati sino a 78 anni: è la verità, non uno scherzo irriverente di Vauro) non hanno ancora indotto pubblici ministeri e giudici a nascondere nei cassetti i processi "che non si devono fare": cosa escogitare, dunque, per evitare al presidente del Consiglio di essere sottoposto a processo (e così distratto dalla attività di governo...)? Questo è il problema sotteso alla "campagna d'autunno" sulla giustizia.

Ancora una volta, per tutelare gli interessi di uno si attenta ai di-ritti di tutti. Con il disegno di legge appena depositato in Parlamento si prevede, tra l'altro, che il processo penale si estingue se non arriva a conclusione entro sei anni dal suo inizio (con termini di due anni per ciascuna fase). Ci sono eccezioni: i delitti puniti con pena massima non inferiore a dieci anni e alcuni altri reati, pur sanzionati con pene minori, concernenti la criminalità di strada, gli stupefacenti, il terrorismo, la mafia, gli infortuni sul lavoro e la circolazione strada-le, il traffico illecito di rifiuti e l'immigrazione. Inoltre il nuovo istituto non si applica a chi già è stato condannato per delitto. In altri termini, ci saranno due tipi di processi: quelli per i galantuomini, destinati a estinguersi se non celebrati nei termini indicati, e quelli per i briganti, che possono durare senza limiti (salvi, ovviamente, i termini della prescrizione). Superfluo dire che rientrano nella prima categoria la falsa testimonianza, il falso in bilancio, la corruzione, l'abuso di ufficio, la truffa, la ricettazione, l'omicidio colposo per responsabilità medica e via elencando, mentre rientrano nella seconda tutti i reati, anche le contravvenzioni punite con l'ammenda, che hanno a che fare con l'immigrazione... Un primo dato è acquisito: il presidente del Consiglio è salvo e la Lega è soddisfatta. Ma i cittadini?

I cittadini, appunto. Certo non avranno di che stare allegri nonostante il titolo assegnato al disegno di legge da consulenti esperti in marketing, che evoca "misure a tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi". Titolo seducente e condivisibile: chi mai potrebbe non rallegrarsi di avere processi celeri (o quantomeno non eterni)? Ma, purtroppo, si tratta di esito non raggiungibile per legge! Di primo impatto vengono alla memoria i referendum proposti una ventina di anni fa dal Male con cui si chiedeva l'abolizione del rosso ai semafori o della insufficienza in matematica. Ma, oggi, c'è poco da ridere, ché l'invenzione di questo curioso "processo breve" fa pensare a un obbligo di visita immediata presso il pronto soccorso, pena, al-trimenti, il rinvio a casa del malato... Come per ottenere visite mediche ravvicinate occorrono interventi strutturali sulla organizzazione sanitaria, così per ottenere processi rapidi occorrono una riduzione del carico penale, profonde modifiche del processo, interventi di potenziamento di mezzi e personale ausiliario.

Con la normativa proposta non si otterrà più efficienza. I processi per i reati dei "colletti bianchi" non si inizieranno neppure, essendo certo che non si potranno definire nei termini previsti e che il tempo ad essi dedicato sarebbe sprecato. Si faranno rapidamente i processi facili per reati di minima importanza (evitandone così la prescrizione e possibili conseguenti "noie disciplinari"...). I processi per i reati più gravi, non essendo soggetti a termini, passeranno in coda e dureranno ancor di più (con danno non solo per le parti offese ma anche per la sicurezza di tutti). Si radicherà la concezione del processo come corsa ad ostacoli in cui "tirare per le lunghe" è più produttivo che difendersi nel merito. Si vanificherà definitivamente il principio di uguaglianza e i cittadini assisteranno increduli alla fine del processo per l'incensurato e alla condanna ad anni di carcere, magari il giorno dopo, del coimputato gravato da un remoto precedente...

Ne vale la pena?

 

 

16 11 2009
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