Pubblicato su Magistratura Democratica (http://old.magistraturademocratica.it/platform)

Sezione di Cagliari

Nei mesi scorsi c'è stato un dibattito molto acceso sulla sconfitta di MD alle elezioni del CSM.

Molti hanno interpretato questa sconfitta come espressione di
una più ampia e generale incapacità di MD di comunicare all'interno
degli uffici, soprattutto con i colleghi più giovani.

A questo dibattito ed alle vicende della vertenza economica
dello scorso autunno hanno fatto seguito le dimissioni di Juanito
Patrone, motivate da una divergenza di fondo tra l'idea che MD debba
limitarsi a rappresentare, in modo ragionevole e condiviso, la
magistratura (secondo la linea dei nostri rappresentati all'ANM) oppure
svolgere fino in fondo il suo ruolo critico di intellettuale collettivo
progressista.

Questo contrasto di fondo e questa difficile situazione di MD,
sembrano ora ovattati nel dibattito precongressuale. Ci auguriamo che
la struttura seminariale che si è scelta per questo fondamentale
congresso non limiti la ampiezza della discussione. MD ha assoluto
bisogno di un congresso vero e di una discussione appassionata e
lucida.

Molti, e anche noi siamo tra questi, segnalano il senso di
crescente scollamento tra MD, la sua elaborazione culturale, i suoi
"valori" ed il quotidiano esercizio della giurisdizione, spesso
caratterizzato da condizioni materiali di lavoro difficili.

Anche i carichi di lavoro, distribuiti in modo diseguale,
fanno percepire come un superfluo lusso mentale le nostre elaborazioni
da parte di colleghi e colleghe letteralmente schiacciati dai loro
impegni.

Non dobbiamo guardare con sufficienza a questo atteggiamento.
Lavorare con impegno cercando di rendere un buon servizio ha la stessa
dignità culturale delle nostre riflessioni sulla Carta di Nizza.

La alternativa tra chi si occupa della organizzazione degli
uffici e chi dei "valori" è una falsa alternativa, come quella tra
l'anima cosiddetta "movimentista" e quella "istituzionale" di
magistratura democratica.

Nessuna organizzazione è fine a se stessa e nessun valore ha senso se non viene attuato concretamente.

Il nostro patrimonio culturale deve entrare e manifestarsi nel
lavoro quotidiano di ogni magistrato. I valori costituzionali devono
alimentare una giurisprudenza sempre più attenta alla loro attuazione.
Una giurisprudenza avanzata e innovatrice però deve trovare il suo
spazio in uffici efficienti che garantiscano un servizio soddisfacente
anche dove (apparentemente) "non si vola alto" ma si soddisfa comunque
una domanda di giustizia sempre più pressante. MD deve perciò
continuare quella linea di attenzione al funzionamento degli uffici e
dell'autogoverno partecipato che si è espressa negli osservatori e in
tutte le altre sedi di riflessione operativa sull'esercizio della
giurisdizione. Questo consente di ricucire, nel terreno concreto
dell'agire giudiziario, una trama di rapporti con gli altri soggetti
del processo, in primo luogo con gli avvocati. Solo in questo modo può
essere avviata una grande "vertenza giustizia" che metta al centro
dell'agenda politica, lo scandalo di uno Stato che non garantisce i
diritti, anziché il falso problema della separazione delle carriere tra
giudici e pubblici ministeri.

In futuro MD dovrà impegnarsi ancora di più in questo "fronte
interno". La vicenda della controriforma Castelli, ed in particolare
del "nuovo" assetto delle Procure, dimostra che alla fine il vero punto
di resistenza sarà dato dal modo in cui ciascun magistrato ed in primo
luogo i dirigenti degli uffici, saprà dimostrarsi fedele ai principi
costituzionali sulla indipendenza della giurisdizione e di ogni singolo
magistrato.

Questo non vuol dire chiudersi nel proprio "particolare". Anzi
un nuovo protagonismo di MD negli uffici può essere il migliore
antidoto alle tendenze più grettamente corporative che si sono
manifestate nella magistratura in occasione della vicenda degli
autoconvocati sulla questione retributiva.

Si tratta di un impegno difficile. La nostra presenza è
limitata alle sedi più grandi. Ci sono decine e decine di uffici
giudiziari dove molti colleghi, anche giovani, esercitano le loro
funzioni in modo culturalmente isolato. E anche nelle sedi dove siamo
presenti registriamo una bassa partecipazione alle nostre assemblee.

Le mail list "tematiche" possono essere uno strumento efficace
per allargare la nostra presenza, per favorire lo sviluppo di una
giurisprudenza attenta ai principi costituzionali e lo scambio di
esperienze sulle prassi organizzative "virtuose" di uffici diversi.
Anche questo può essere uno strumento per attuare quella sintesi tra
lavoro e valori della quale abbiamo parlato.

Questo non significa che dobbiamo chiudere gli occhi su quello che ci succede intorno o rinchiuderci negli uffici.

La nostra partecipazione da protagonisti al referendum che ha
salvato la Costituzione repubblicana è stata fondamentale. Siamo
orgogliosi di aver svolto fino in fondo e con impegno il nostro ruolo
di magistrati democratici.

All'esterno c'è un mondo sempre più segnato da profonde
differenze ed ingiustizie nell'accesso e distribuzione delle risorse.
Un mondo che ha legittimato, se mai lo aveva davvero abbandonato, il
ricorso alle armi ed alla guerra per "risolvere" i conflitti. Un mondo,
nella sua parte ricca ed opulenta, ossessionato dalla idea della
"sicurezza" contro chiunque attenti all'ordine costituito. Con la
conseguenza che i tradizionali strumenti giuridici di tutela dei beni e
delle libertà, stanno diventando mezzi di lotta contro il "nemico".

In Italia opera con difficoltà un governo semiparalizzato dalla
debolezza e conflittualità delle forze che lo sostengono. Non si riesce
a svoltare pagina rispetto ai guasti istituzionali prodotti dal governo
Berlusconi. Non una delle leggi - vergogna è stata abrogata. Anche la
disciplina sulla immigrazione, ottusamente repressiva, è rimasta
sostanzialmente invariata e non sembra prevedibile la sua sostituzione
con norme ispirate ai principi costituzionali di tutela e rispetto
della persona umana.

In questa situazione di fragilità istituzionale, nella quale
non è prevedibile una soluzione generale, con lo strumento della legge,
per tutta una serie di questioni, a cominciare da quelle "esistenziali"
sul diritto ad unirsi liberamente fuori dal matrimonio o a morire con
dignità e senza soffrire, la risposta giudiziaria a singole vicende
avrà un ruolo sempre più importante.

Anche per questo un forte impegno "interno" di MD si impone,
per continuare a svolgere fino il fondo il nostro compito di stimolo,
critica e rappresentanza della magistratura italiana.

Ci auguriamo che il prossimo sia un congresso dove si discuta fino in fondo: Magistratura Democratica se lo merita.

Ci auguriamo che il nuovo gruppo dirigente esca da questa
franca e pubblica discussione ed abbia una forte e riconoscibile
caratterizzazione anche professionale da parte di tutti i suoi
componenti.

Indichiamo Assunta Brizio come nostra candidata al consiglio nazionale.


Indirizzo:
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