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La carta del Nuovo municipio - congresso nazionale

1. Natura e rilevanza delle scelte in campo; dalla sperimentazione di sviluppo
locale
e partecipazione, al Forum Social Mundial, al Cantiere del Nuovo Municipio

1.1 Il significato della "Carta del Nuovo Municipio" e del "Cantiere"

E’ bene essere consapevoli della rilevanza e radicalità di ciò
che si sta mettendo in
campo aprendo il Cantiere del Nuovo Municipio e di quale è la speranza
e la
scommessa legata a questa costruzione di una stabile rete tra comuni, società
e
cultura, che nasce attorno alla proposta condivisa della Carta del Nuovo

Municipio.

In continuità con quello che si è sviluppato a Porto Alegre
e con i temi mondiali
(e locali insieme) che hanno attraversato quella esperienza, si stanno qui

affrontando questioni assolutamente centrali nell’economia della nostra
vita
democratica e civile:

Il confronto con il movimento di Porto Alegre fornisce comunque
contributi densi che danno contesto e ulteriore significato alle proposte

della Carta; ed introduce anche delle discontinuità, implica
dei salti in
avanti nelle nostre esperienze di sviluppo locale e partecipazione.

Quali lezioni da Porto Alegre? E quali, in rapporto a queste, i temi
fertili
propri della Carta del Nuovo Municipio?

1.3.1 Differenza, vie locali allo sviluppo
Ritengo che il fondamentale spostamento culturale "operante"
nel FSM si
sia manifestato attraverso una straordinaria rappresentazione del mondo

delle differenze.

Cuore dell’esperienza di Porto Alegre è stata questa comunicazione
della
"pratica della differenza", ma anche la sua teorizzazione
(implicita ed
esplicita): le diverse vie di sviluppo e la molteplicità in rete
come
alternativa alla globalizzazione, come opposizione strutturale al mercato

unico, all’unica via dominante imposta ai diversi mondi possibili: mille

tracciati sociali che non sono riducibili ad un mondo e ad un pensiero

unitario, che decidono di assumere voce e di esprimere altre ipotesi
di
sviluppo.

"Un altro mondo è possibile"è uno slogan affascinante,
ma non ha molto
senso se non si comprende che nel suo cuore contiene questa enorme
complessità: un multiverso di diverse vie allo sviluppo in campo
che si
connotano, quindi, come vie locali. Proprio la difesa e la valorizzazione

dei caratteri distintivi (ciò che definisce "il locale")
dei diversi territori,
economie, culture, costituisce la precondizione della sostenibilità.

D’altra parte percorsi differenziati possono comporsi in strategie comuni

solo come reti.

Questa è una grande, fondamentale lezione che proviene dal "movimento

dei movimenti": l’affermazione generale della strategicità
del locale e delle
sue reti in alternativa alla globalizzazione neoliberista, unitarista,

omologante.

Una direzione di comune lavoro di carattere mondiale che fornisce la

conferma e la forza ulteriore di un grande contesto alle nostre ricerche

pratiche e teoriche di sviluppo locale, espresse anche nella Carta del

Nuovo Municipio.

1.3.2 Democrazia radicale partecipativa
Ma l’altra lezione che pi specificamente viene fornita da Porto
Alegre,
riguarda il tema della democrazia radicale e partecipativa.

Il movimento del FSM in generale è fondato sul protagonismo sociale

proposto a livello mondiale come la via contemporanea e futura della

trasformazione dell’agire politico.

La pratica della rete, lo sperimentare nuova partecipazione includente
e
quindi nuove modalità di democrazia allargata, l’inventare nuove
forme
"socialmente fondate" di produzione delle politiche e dei
progetti e
soprattutto il costruire nuovi spazi pubblici di espressione di soggetti

dispersi ma insorgenti contro il mercato ed il pensiero unico: questi
sono i
mutamenti di fondo che Porto Alegre ha espresso.

Si danno d’altra parte anche diverse interpretazioni e pratiche delle

modalità di azione, organizzazione e direzione del movimento
(durante e
dopo Porto Alegre) che vedono riemergere "narrazioni unitarie",

formazione di avanguardie , dominanza dei movimenti organizzati, azioni

senza radicamento solo per grandi campagne tematiche o per eventi (Seattle,
Genova); ma appare evidente che il cuore e l’identità profonda
dei nuovi movimenti antiliberisti stia nella molteplicità e nella
rete (6).
Il "movimento dei movimenti" può essere così
definito proprio perch si
fonda sulla comprensione della riconfigurazione dei soggetti in campo
e
sulla fondazione di una larga relazione intersoggettiva: l’impegno a

costruire reti aperte di coinvolgimento e cooperazione come passaggio

necessario.

In questo contesto ha assunto una grande rilevanza ed un ruolo trainante

l’esperienza ed il "modello" del Bilancio Partecipativo.

Proprio per non banalizzare questo fondamentale contributo
riproducendone il modello senza rielaborazione (cosa che del resto non

avviene quasi in nessun contesto date le molte e diverse interpretazioni

non solo in Sud-America ma anche nelle altre "riprese" nel
mondo),
cerchiamo di capire quali sono gli sviluppi decisivi nella ricerca e
nella
pratica della sperimentazione che il Bilancio partecipativo ci consegna

(dicevamo: le discontinuità positive, i salti in avanti che dovremmo
assumere come punto di riferimento nelle nostre pratiche).
Infatti anche per confrontarci con questa proposta del Bilancio
partecipativo siamo andati a Porto Alegre: in fondo tutto il Forum Social

Mundial era ospite del sindaco che portava avanti questa esperienza
(che
si sviluppa anche a livello dello Stato) nella città dove il
Forum si
ritrovava; quindi questa "buona pratica" era ben centrale
a tutto il
movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista!

2. Risposta alla crisi della democrazia
2.1 Degrado della democrazia
Il degrado della democrazia rappresentativa, che accompagna non a
caso la crisi della sinistra "liberal" ed istituzionalista,
riguarda con evidenza
la Francia, l’Olanda e molti altri paesi europei, ma riguarda ancor pi

direttamente il nostro paese, ove raggiunge caratteri propri e per molti

versi insuperati altrove.

La degenerazione in atto della nostra democrazia, si esprime nell’assoluta

autonomia del potere della politica delegata rispetto al vincolo sociale;

che si basa sulla affermazione, semplice ma letale, che l’eletto non deve

pi rendere conto alla società dal momento in cui viene
delegato (e, se ha
i numeri, alla stessa opposizione istituzionale ed ai suoi legami sociali).

In questa situazione ciò produce la licenza di condurre sino in
fondo le
opzioni del mercato e del pensiero unico, nel nostro caso anche
personalmente rappresentati da chi ci governa.

Questa è una radice fondamentale della crisi democratica.

Che si traduce, ad esempio, nella questione dell’indipendenza della
magistratura in Italia (con effetti anche sul diritto internazionale),
nel
tentativo di minare la sua "terzietà" e non subordinazione
al potere
politico e di affermare la non giudicabilità dei governanti; si
tratta di
un’altra forma della pretesa autoreferenza assoluta della democrazia
delegata, per cui non esistono statuti di diritto che non possano essere

messi in discussione in nome della delega elettiva.

Ancora pi gravemente si nega rilevanza e legittimità alla
parola detta nel
cuore della società o alle azioni dei movimenti sociali che sono

considerati "piazza", "rivolta" rispetto all’ordine
costituito delle cose
fondato sulla delega elettorale; sino ad accusare di collateralità
al
terrorismo una coraggiosa resistenza sindacale, a praticare (come a
Napoli a Genova) gestioni repressive e provocatorie dei conflitti e delle

manifestazioni di dissenso delle nuove e delle storiche soggettività
sociali.
Questa è una chiara tendenza verso un deriva autoritaria, via
delegittimazione del conflitto sociale.

Anche questa deriva è il prodotto di una democrazia solo formale,

destrutturata nella sostanza reale, fondata su quei meccanismi e quelle

filiere che ben conosciamo (l’egemonia nella comunicazione, la potenza

del denaro nella formazione del consenso) e che raccoglie i frutti di

processi che partono da origini lontane, dal craxismo al berlusconismo
in
particolare.

Pi di vent’anni di mutazione antropologica hanno espresso la corruzione

economicista, la riduzione della politica agli affari, la competizione

individualista come regola sociale dominante, nel caso migliore la
meritocrazia, comunque il primato del successo, dell’apparire, la
manifestazione della ricchezza e del potere. Ed hanno prodotto soggetti

soli, senza parola e progetto comune.

Tutti questi elementi hanno mutato i meccanismi del consenso sociale e
si
traducono in una forma di gestione del potere che chiamare democratica

ormai ha veramente pochissimo senso: l’evento puramente elettorale che

la fonda è solo un tirare le reti di questo meccanismo di consenso.
2.2
Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Allora matura un radicale bisogno di rifondare meccanismi democratici

sostanziali ripartendo dal presupposto dei diritti di cittadinanza (sulla
base
della rivoluzione francese) cui non vogliamo assolutamente rinunciare,

attorno alla conquista storica del suffragio universale come alta forma
di
garanzia democratica.

Quindi se da un lato si vuol riaffermare e rivitalizzare il diritto della

democrazia rappresentativa, si vuole d’altra parte riconfigurarlo
attraverso pratiche di democrazia diretta; e questo comporterebbe una

riconsiderazione (che qui rimandiamo senza rimuoverla) delle esperienze

storiche anche in tal senso, che sono state spesso concepite come
linearmente alternative alla democrazia rappresentativa: a cominciare

dalle pratiche "consiliari" che in realtà contenevano
un gene assai ricco e
complesso e non così univocamente riducibile.

Il punto della partecipazione reale sta nella composizione di democrazia

diretta e democrazia rappresentativa (questo, tra l’altro, leggiamo nella

Carta del Nuovo Municipio). Vi è in campo una fondamentale questione

di libertà e di agibilità dello spazio pubblico e delle
stesse sperimentazioni
sociali di altre vie di sviluppo e di relazioni non mercantili e strumentali
tra i
soggetti.

Il processo partecipativo che si intende sviluppare col Cantiere del
Nuovo Municipio non può avere quindi nulla a che fare con la
"costruzione del consenso" su politiche date, o sul coinvolgimento
sociale
in operazioni marginali. Spesso si danno forme siffatte di partecipazione

anche se sappiamo bene che a volte piccole cose possono avere un
senso forte (ed infatti abbiamo condotto molte esperienze significative
di
microprogettazione).

Ora bisogna comunque proporsi un salto di qualità; occorre costruire
con
lucidità ma con pazienza e determinazione (la partecipazione è
sempre
"un processo" di difficile costruzione, non un evento o una
nuova
"macchina") una partecipazione radicale e antagonista rispetto
allo stato
di cose suddetto. La partecipazione è generata dal conflitto con
tali
tendenze in atto.

Ci troviamo infatti nel cuore di un processo di degrado talmente grave

della vita democratica, che la prospettiva partecipativa che qui si delinea

assume il valore di manifesto rifondativo della nostra democrazia. Per

avviare forme di nuova democrazia si conta sugli antigeni della patologia

democratica: i movimenti, la città insorgente, lo sviluppo della
soggettività
sociale, l’espressione dei suoi diritti, bisogni, volizioni, progetti,
pratiche.

E d’altra parte si conta sui tracciati istituzionali di ricerca democratica,
le
sperimentazioni ( pi o meno rigorose ) di progetto ecologico e

partecipato, essenzialmente attorno ai comuni ed alle municipalità
in
formazione, i comuni che aderiscono alla Carta o altri che guardano con

attenzione a questo processo. Dimensioni di base di una nuova
democrazia possibile da cui si intende ripartire.

Ma il punto fondamentale delle proposta, del manifesto della nuova
democrazia, è la costruzione della relazione tra soggetti sociali
e
istituzione, l’interferenza dei soggetti nella istituzione e l’irruzione
efficace e
permanente della voce sociale nella democrazia delegata: proprio perch

lì (nella rottura della relazione e nella "licenza" dell’eletto)
si pone la
questione di libertà e si manifesta il peso e la natura delle degenerazione

democratica; il virus sta nella autoreferenza autoritaria del potere politico

delegato che nega l’agibilità dello spazio pubblico.

3. Autosostenibilità, sviluppo locale , scenari di altre economie
e culture;
il contenuto sostantivo del neo-municipalismo

3.1 Territorio locale come valore e come risorsa
La costruzione di elementi di partecipazione radicale e di alternativa

democratica a base municipale in tanto è reale ed efficace in
quanto il
processo democratico agisce sulle opzioni di fondo delle politiche,
cioè in
quanto il processo democratico assume rilevanza "sostantiva";
come si è
già detto valutando i risultati delle esperienze sudamericane
di
partecipazione ma anche proponendone uno sviluppo nel senso indicato

dalla Carta del Nuovo Municipio. La partecipazione deve potersi
esprimere sulle questioni strutturali dello sviluppo, mettendo in campo,

anche su singole politiche o progetti significativi, alternative strategiche

(sviluppo locale, autosostenibilità). La Carta del Nuovo Municipio
mette
infatti al centro della propria proposta il tema della sostenibilità
e dello
sviluppo locale ed abbiamo riconosciuto in questo una coerenza di fondo

ed una sinergia con le molteplici vie locali dell’ "altro mondo
possibile",
dei movimenti alternativi alla globalizzazione neoliberista. Questa

prospettiva è posta come centrale perch in realtà
riguarda una
condizione strutturale del processo di sviluppo in atto, che è,
appunto
strutturalmente, a base locale.

Ciò che caratterizza la fase attuale dell’economia mondiale è
che tutto il
territorio è messo al lavoro, e tutti i territori locali sono
soggetti al
consumo delle risorse da parte un modello dominante; il territorio in

questa fase è la posta in gioco.

Contestualmente si può osservare come cresca la responsabilità
ed il
ruolo di governo dei comuni e delle amministrazioni locali, chiamate
a
governare il flusso principale dello sviluppo che percorre i territori
locali

Nella economia post-fordista il luogo della produzione non è
concentrato
nella fabbrica, è esteso all’intero territorio nei suoi diversi
luoghi; ed è lì
che si produce valore.
Il valore territoriale in questo senso assume un nuovo significato,
di
rilevanza strategica, se si riconosce che ciò che è messo
al lavoro è
l’intero complesso del processo (come si diceva una volta;
marxisticamente) della produzione e riproduzione, il sistema produttivo

ed il "mondo di vita" insieme: è il capitale sociale,
il tempo sociale, è il
lavoro incorporato nell’intera filiera produttiva che percorre il territorio
e
che va sino alla vita domestica, al tempo libero ed al consumo; sono
le
mille fabbriche che usano il territorio come risorsa e che tendono a

consumarla.

Quindi l’alternativa della sostenibilità o insostenibilità
dello sviluppo si
ripropone come alternativa tra la capacità di riproduzione del
valore
territoriale od il puro consumo di questo valore considerato come risorsa

da sfruttare, esaurendo ciò che di mente, di corpo, di cultura,
di
esperienza, di "ricchezza" è incorporato nel territorio;
e che può essere
rigenerato o ricreato in nuovi termini o può essere negato o
distrutto.

Ciò corrisponde alla antica questione (riconnotata ora fuori
dalla
fabbrica, nel territorio) della capacità o meno del lavoratore
(della classe
operaia) di mettere in gioco il proprio lavoro, garantendo la propria

riproduzione e sviluppando la propria identità umana individuale
e
collettiva ed il proprio ruolo storico.

Si tratta della possibilità o meno di riaprire il ciclo della
valorizzazione
territoriale dei differenti territori che sono il campo della nuova

organizzazione della produzione; e che sono in trasformazione; gestendo

localmente, con sostanziale autonomia, la trasformazione o subendo
l’eterodirezione (ed in ciò sta la scelta di fondo che i municipi
debbono
affrontare).

3.2 Autosostenibilità come progetto e trasformazione: scenari,
patti

E’ essenziale inoltre considerare che la riproduzione di valore territoriale

si attiva solo se i soggetti locali esprimono identificazione e comprensione

dei diversi caratteri territoriali (statuti di luoghi) ; e non può
considerare
che questi siano un dato, solo una eredità del passato da conservare:
la
valorizzazione è un processo attivo, una continua riconfigurazione
della
complessità. Ciò comporta lo sviluppare una capacità
di progetto che ha
radici, il discutere socialmente e condividere uno scenario e specifici

progetti di "un futuro dal cuore antico".

Ora la Carta del Nuovo Municipio, assumendo la valorizzazione del
territorio locale come alternativa alla globalizzazione neoliberista
e per lo
sviluppo sostenibile, propone che scenari dello sviluppo locale divengano

oggetto fondamentale della partecipazione e della nuova democrazia
radicale, coinvolgendo i soggetti locali.

La sostenibilità infatti, come valorizzazione del territorio
locale e delle
autonome vie allo sviluppo, non può che contare su energie sociali
interne
a questi contesti, non può che mobilitare la società insediata,
attivata da
processi di interazione; non può in altri termini realizzarsi
che come
"autosostenibilità".

La partecipazione assume allora ulteriore significato, non solo di

rifondazione di processo decisionale equo e realmente democratico; non

si occupa solo di procedure corrette ma si propone ("sostantivamente"

appunto) come costruzione di progettualità (di valenza strategica)
su
scenari di altro sviluppo legato ai caratteri distintivi del territorio,
alle
strutture territoriali differenziate; ed inoltre ancora come interazione

operante su tale progetto con i soggetti che abitano questi contesti
e che
ne sono gli interpreti diretti, i produttori.

La partecipazione mira a "istituire patti" socialmente costruiti
e tavoli di
lavoro per operazioni trasformative del territorio con abitanti/produttori

che condividono una scelta discriminante di autosostenibilità;
produzioni e
culture del vivere alternative ad altre produzioni che consumano risorse
e
ad occupazioni insediative che distruggono territorio.

4. Relazioni orizzontali interlocali e rapporto verticale con i soggetti
sociali; reti del
municipalismo federato e partecipazione nelle reti

4.1 "Locale di ordine superiore", reti intermunicipali
Nei punti precedenti si è cercato di chiarire che il cantiere
del Nuovo
Municipio si propone di introdurre nelle nostre pratiche amministrative
e
sociali uno spostamento processuale, di modalità delle gestione
della
cosa pubblica, verso una democrazia partecipativa radicale; ed uno
spostamento progettuale ed operante, di merito, sul modello dello
sviluppo, sullo sviluppo locale e l’autosostenibilità. E propone
il Comune /
Municipio come nucleo e snodo previlegiato di queste pratiche e
sperimentazioni e ricerche.

Si ritiene però che qui vada introdotto un altro spostamento,
una ulteriore
consapevolezza, che chiama sempre in causa questo snodo municipale
ma lo colloca in una dimensione vasta ed in forma di rete in grado di

affrontare i temi dello sviluppo ( e della stessa partecipazione) come
temi
generali, diffusi, di carattere strategico.

Va richiamato ancora una volta, se non lo si fosse ribadito abbastanza,

che "il locale" non è una dimensione ma un punto di
vista, un approccio,
una qualità dello spazio che esprime le differenze ed il carattere
distintivo
dei luoghi. Un approccio che non si richiude nella microdimensione,
nel
microlocale, nel singolo comune. Le differenti culture, economie o
strutture sociali "hanno luogo", sono "situate"
in ogni dimensione, in
piccoli o vasti sistemi territoriali.

Il punto di vista "territorialista" ha introdotto il concetto
di "locale di
ordine superiore" per designare il carattere locale quando riguarda
vasti
sistemi, regioni insediative, reti di locali o temi, questioni, politiche
di grande impatto, di tipo strutturale o strategico.

Un "altro sviluppo possibile, autosostenibile" (così
come un’altra
democrazia partecipativa) è la prospettiva che si pone anche
a questo
livello, e richiede progetti e scenari locali di rilevanza generale
alternativi
alle "reti lunghe" della globalizzazione neoliberista.

Le reti di comuni, le cooperazioni interlocali, il municipalismo federato,

assumono (almeno potenzialmente) tale prospettiva di governo in sistemi

territoriali vasti e su questioni strutturali di questo ordine. Questa
che
possiamo definire la "dimensione orizzontale del municipalismo"
(le
alleanze di rete estese sul territorio) rappresenta una esperienza molto

diffusa ed in crescita nelle varie regioni (alleanze di comuni,
tavoli intercomunali, circondari) e sembra essere una scelta necessaria
di

governo (comunque l’unica che si dimostra innovativa ed efficace) nel

trattare politiche di area vasta basate sulla valorizzazione del locale
e per
contrapporre scelte autonome e localmente fondate alla pianificazione

autoritativa degli enti sovraordinati, o alle opzioni del mercato globale
(le
grandi opere sovraimposte al territorio , i macrosistemi del commercio,

ecc.).

L’esigenza di trattare il "locale strategico" di uscire dalla
marginalità e
dalle microesperienze quando sono appunto solo marginali, riguarda tutte

le realtà del municipalismo in corso.

Riguarda le municipalità dei quartieri di Roma quando si intende
discutere
delle scelte di fondo generali per la città (rappresentate ad
esempio dalle
scelte del PRG in formazione) proprio mentre si "fa partecipazione"
su
progetti di zona rifiutando però di isolarli, marginalizzarli,
rispetto alle
scelte sovraordinate su cui si vuole prendere parola, interferire con
la
progettualità locale.

Riguarda in altri termini i vari territori della città diffusa,
i piccoli medi
comuni delle nuove regioni urbane, quando si intende scegliere la
"propria" via allo sviluppo non accettando che il centralismo
della finanza
mondiale decida per noi.

4.2 Città / territorio, reti di luoghi
Si vuole sottolineare questo riferimento alla diffusione urbana: la
"terza
Italia", il Veneto, le Marche, ma anche i nuovi territori vasti
dello sviluppo
post-fordista delle regioni metropolitane come la Lombardia e la regione

milanese che succedono alla organizzazione centro-periferica del modello

della metropoli (si presentano materiali in merito a questa situazione

milanese e in altra sezione di questo testo, con i relativi reciproci
rimandi
a queste considerazioni); perch in particolare in questi contesti
si
dispiega in modo privilegiato il nuovo mercato ed il processo d’uso
e
messa al lavoro della risorsa locale nei territori.

Non a caso qui le reti intercomunali sono molto diffuse e forti e qui
si
gioca una partita rilevante che investe gli enti locali di nuovi strategici

compiti di governo di area vasta ed intermedia che li induce ad associarsi.
Qui e nel cuore di tali esperienze di municipalismo in rete, il consumo
del
locale si presenta in particolare come una nuova "atopia"
della città (?)
diffusa: un nuovo modello omologante di organizzazione dello spazio,
un
nuovo unitarismo distruttivo dei diversi caratteri territoriali,
sostanzialmente uguale e se stesso ovunque, le mille fabbriche e villette,

per intenderci, attorno ai centri commerciali come prevalenti scambiatori

sociali tra "clienti". Mentre le ipotesi di valorizzazione
territoriale tendono
ad introdurre elementi di un altro scenario di "città/territorio"
come rete di
luoghi che articola la diffusione urbana in sistemi identificati, "ambienti

insediativi locali", "tipi territoriali", "unità
di paesaggio". In queste regioni
urbane/territoriali assumono primaria importanza le politiche di difesa

degli spazi aperti come materiale possibilità di scambio equilibrato
tra reti
ecologiche e reti dell’innovazione urbana, tra valori ambientali e valori

insediativi (centri storici, poli urbani, piazze, strutture civili come
luogo di
scambio sociale tra "abitanti"); ove una nuova agricoltura
produttrice di
ambiente e paesaggio riveste un ruolo determinante.

D’altra parte si danno a volte (negli stessi processi di "governance"
delle agenzie di sviluppo interlocali) obiettivi e pratiche che non
sono
sostanzialmente che la gestione locale (certamente con gradi di autonomia

comunque in campo) delle stesse reti lunghe del nuovo mercato globale;

che, in particolare, gestiscono localmente il passaggio dalla fabbrica
fordista alle neo-produzioni informatiche terziarie di matrice neoliberista

(con le implicazioni di flessibilità di lavoro, di precarietà
sociale, ecc.) senza segnali rilevanti di riproduzione di saperi locali,
nuove economie
sostenibili, consapevolezza e valorizzazione del "corpo territoriale",
ecologie e neo-produzioni negli spazi aperti (le Agende 21, ad esempio,

che si affiancano ai progetti maggiori di successione industriale, spesso
hanno ruolo marginale, di "compensazione" o addirittura esornativo):
con
approcci che possono essere anche letti come competizione locale "nel"
mercato unico. 4.3 Partecipazione radicale e locale strategico

La forbice dell’alternativa è quindi aperta (12), il destino
del locale è in
gioco negli stessi processi di cooperazione intercomunale di rete che
pure sembrano rappresentare (di fatto sono) una fondamentale pre-condizione
per una gestione autonoma di territorio sulle questioni strutturali.

Appare quindi tanto pi necessario che i cantieri del nuovo municipio

investano energie e proposte in questa dimensione e si sperimentino
nelle reti locali del municipalismo ponendo in campo le opzioni di scenario

autosostenibile.

Si deve inoltre rilevare che le reti municipali spesso si fondano
essenzialmente su relazioni inter-istituzionali; ove proprio si pongono
le questioni pi rilevanti di tipo strategico (nel governo del
sistema
territoriale) non pare essere gestita adeguatamente la relazione con
la società insediata e con il "capitale sociale"; o,
per meglio dire, la
interazione sociale al livello di area vasta o intermedia tende a non
attivare la partecipazione del "terzo attore" in particolare.
Si danno a quel
livello pi spesso tavoli di concertazione con attori sociali
"forti" (economici o di altre istituzioni, Stato e Mercato)
attorno al tavolo,
mentre le forme di partecipazione diretta "popolare" si situano
piuttosto nei contratti di quartiere, nei singoli microprogetti, al
massimo nella pianificazione urbanistica partecipata.

Il Cantiere del nuovo municipio dovrebbe perciò aprire i lavori
per una sperimentazione della democrazia radicale sulle grandi scelte
anche in termini di area vasta ed intermedia , a livello di rete; sperimentare
cioè la dimensione verticale del municipalismo federato, la relazione
tra terzo attore (abitanti, sapere comune) / istituzioni / mercato,
come pratica di rete; inventando i forum, i luoghi ed i modi della partecipazione
strutturata in questi ambiti. Altri percorsi di Agenda 21 ad esempio
(ritornando su tale strumento per rafforzarne il ruolo contro la sua
frequente riduzioni ai margini, di cui prima si diceva) sembrano aprire
spazi significativi mediante la formazione dei forum delle Agende intercomunali
d’area; altri esempi in tal senso riguardano alcune esperienze di produzione
di scenari in circondari, in patti territoriali, in processi virtuosi
di pianificazione provinciale o urbana.
In ogni caso si tratta di agire per rimettere al centro, rendere strutturali
nelle politiche, tali esperienze e percorsi sperimentali di partecipazione
in rete.

5. Per un percorso ed un programma nella costruzione del Nuovo Municipio
Un richiamo sintetico dei temi qui trattati e dei nodi che ne sono emersi
può forse utilmente tradursi in una guida al percorso per lo sviluppo
del Nuovo Municipio; evidenziandone alcuni passaggi necessari nel processo
costituente da intendersi come sperimentazione e ricerca (ricerca/azione
appunto). Innanzitutto si posso riproporre le premesse o meglio le acquisizioni
basilari di partenza, gli atteggiamenti da cui muovere:

Su questi approcci di base possono essere introdotti gli sviluppi che si
rendono necessari per strutturare e dare nuovo corpo alle pratiche partecipative
progettuali ed attuative dell’ "altro sviluppo possibile":

Probabilmente si può lavorare attorno ad un programma che preveda
passi di questo tipo riconoscendo il forte significato alternativo della
sperimentazione possibile.


Indirizzo:
http://old.magistraturademocratica.it/platform/2003/01/25/la-carta-del-nuovo-municipio-congresso-nazionale