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G8: garantire tutte le legalità

Nel programma di azione che ci siamo dati, come Giunta ligure dell'Associazione
nazionale magistrati, abbiamo individuato un preciso filone di apertura
alla società civile, nel senso che vogliamo far conoscere all'opinione
pubblica la posizione della magistratura associata nel dibattito generale
sui futuri assetti della funzione giurisdizionale. Specularmente, questo
stesso approccio non ci consente oggi di ignorare fatti ed eventi che
toccano profondamente la qualità della vita dei cittadini. Prossimamente
si terrà a Genova il G8, che riunisce i capi di governo degli otto paesi
pi industrializzati del mondo: e l'organizzazione di questa conferenza
incide profondamente sull'effettività di alcuni diritti umani fondamentali,
quali la libertà di circolazione delle persone, di riunione, di espressione
del pensiero, che hanno dimensione costituzionale, visto che sono previsti
dagli artt.13, 17, 21 della nostra Legge fondamentale. E' la preoccupazione
per questa effettività, che ci ha convinti a prendere una pubblica posizione
con questo intervento che si potrebbe sintetizzare come un appello alla
legalità a tutto campo: legalità da intendere come criterio di soluzione
dei problemi nel bilanciamento di interessi che bisogna operare quando
entrano in collisione esigenze diverse, ma tutte meritevoli di tutela.
Noi non vogliamo, come magistrati, interloquire sui contenuti di merito
del vertice e sulle sue ricadute. Ma siamo fortemente interessati al dibattito
delle opinioni che questa conferenza necessariamente evoca sui temi della
"globalizzazione", visto che si assumono decisioni di carattere strategico
che vanno ben oltre la sfera territoriale dei singoli Stati partecipanti
impegnando in una qualche maniera le sorti del mondo. Il punto problematico
è oggi rappresentato dall'ordinanza prefettizia dell'inizio di giugno
che, in base all'art.2 del Tulps, ha vietato una serie di attività e condotte
in due zone cittadine, la zona rossa e la zona gialla (quest'ultima, con
funzione di filtro). I contenuti di questo provvedimento sono noti a tutti
perch abbondantemente ripresi dalla stampa cittadina. Siamo consapevoli
che le preoccupazioni per l'ordine pubblico e la sicurezza, non solo dei
partecipanti al summit, ma anche dei cittadini genovesi, impongono una
certa compressione delle libertà fondamentali di riunione e manifestazione
del pensiero, anche perch alcune organizzazioni del dissenso ritengono
che l'unico modo per acquisire visibilità presso l'opinione pubblica sia
quello di violare le limitazioni, trasgredire i divieti e trasformare,
così, ogni assise di questo tipo in un vero e proprio scontro con le forze
dell'ordine e in un attentato all'integrità fisica e ai beni dei cittadini.
Tale compressione deve, comunque, avvenire nel rispetto dei principi dell'ordinamento
giuridico: vi è stato infatti un intenso sforzo da parte della Corte costituzionale,
della Corte di cassazione e dei giudici di merito per delimitare, puntualizzare,
circoscrivere e bilanciare i poteri dell'autorità prefettizia nell'emanazione
delle ordinanze di necessità, con il preciso scopo di evitare la compressione
oltre misura dei diritti di libertà dei cittadini di rango costituzionale.
Siamo certi che saranno rifiutate quelle impostazioni massimalistiche
che propongono "blindature" pi o meno intense dell'intera città, con
divieti assoluti e generalizzati di manifestazioni di qualunque tipo;
e che sarà, invece, operato un oculato discernimento delle iniziative
da vietare o permettere, riconoscendo doverosamente i diritti di espressione
di chi proclamatamente si vuole collocare nel solco della legalità per
manifestare il suo pensiero "pacificamente e senza armi", come dice la
nostra Costituzione: quanto pi i diritti di libertà vengono compressi
in certe zone cittadine, tanto pi accessibili devono essere gli spazi
di manifestazione del pensiero nelle altre parti di Genova. Allo stesso
modo, nell'ottica di una legalità "a tutto campo" il nostro auspicio è
che le organizzazioni anti G8 rifiutino le provocazioni, facciano terra
bruciata rispetto a chi fa della violenza uno strumento di lotta politica,
sappiano scegliere ed attuare le iniziative pi efficaci per far conoscere
i contenuti di merito del proprio dissenso, ma sempre nel rispetto dei
valori della civile convivenza. Noi vorremmo davvero che questa assise
di luglio fosse ricordata perch la città non si è chiusa a riccio, la
gente non è rimasta in casa per la paura, ma perch da Genova è partito
un esempio virtuoso di "giusto processo politico" alle decisioni che andranno
ad assumere i grandi della Terra: dove tutte le parti hanno avuto modo
di interloquire, dove è stata la forza degli argomenti a contrapporsi,
e non la violenza a occupare la scena.
26 giugno 2001
La giunta della Sezione ligure dell'Anm


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