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I tentativi di normalizzazione del Csm

1. Nella relazione di Claudio Castelli si esprime con grande efficacia e lucidità l’attacco ai diritti in atto: diritto di cittadinanza, pluralismo dell’informazione, scuola e sanità pubblica vengono quotidianamente contestati e messi in discussione in un disegno di riduzione dei diritti fondamentali di una Stato democratico e, in definitiva, degli spazi di libertà.
In una prospettiva secondo cui la volontà popolare espressa dalle elezioni legittimerebbe la maggioranza ad apportare qualunque modifica agli assetti esistenti, viene manifestata, spesso con estrema chiarezza, l’insofferenza per le regole e per chi le regole dovrebbe fare rispettare.
Questi concetti, che rappresentano la negazione dello Stato di diritto, vengono praticati quotidianamente e, significativamente, sono stati riproposti dal Ministro Castelli nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Con la “franchezza” che abbiamo imparato a conoscere in pi occasioni, espressione forse d ingenuità, forse dell’arroganza di chi crede nella forza dei numeri e minaccia interventi legislativi normalizzatori, il Ministro ha ricordato alla magistratura la “centralità del popolo sovrano“ e della “supremazia della legge parlamentare”.
Se queste sono le premesse culturali, se si intende con arroganza perseguire questa strada, la Costituzione non po’ che costituire un inutile fardello che deve essere indebolito e sgretolato.
Anche per questo la Carta Costituzionale rappresenta un baluardo da difendere, su cui Md deve essere, come sempre, in prima linea, per contrastare la deriva autoritaria che rischia di assumere l’azione di riduzione dei diritti oggi in atto. Difesa ad oltranza non solo perch in essa trovano riconoscimento i diritti oggi aggrediti, ma anche perch viene contestato in radice il fondamento della nostra Costituzione: la fortissima tensione ideale e la condivisione, a volte sofferta ma reale, di valori e principi in una prospettiva di coesistenza di diversità che rappresenta il pilastro di una democrazia.
Difesa della Costituzione per difendere i diritti e la democrazia, ad ogni livello, con le forze e le energie che Md è in condizione di mettere in campo.

Difesa della Costituzione anche all’interno del Csm, perch sempre pi forte è l’attacco ai fondamentali principi costituzionali posti a tutela dell’autonomia ed indipendenza della Magistratura. Un attacco, che, come dimostra anche il tentativo di istituire la commissione parlamentare per indagare su tangentopoli, coinvolge il profilo del principio della separazione dei poteri e dell’autonomia della funzione giudiziaria, oltre che, forse perch legati indissolubilmente, quello del rispetto dei fondamentali diritti di libertà dei singoli e delle associazioni, che costituiscono i cardini dell’assetto costituzionale di tutte le democrazie.
Non a caso numerosi interventi di normalizzazione sono stati dedicati proprio al Consiglio superiore della magistratura, nel tentativo di depotenziarlo attraverso un filo comune che lega la modifica della legge elettorale, la contestazione del c.d. potere di esternazione, la riduzione del suo ruolo.
La riforma del sistema elettorale esprimeva una posizione diretta ad appiattire le differenze culturali espresse dalle correnti –perfettamente conforme ad una ideologia che non tollera le diversità- e dalla volontà di assimilare, come dichiarato ancora una volta con disarmante chiarezza dal Ministro Castelli, ad un mero consiglio di amministrazione impegnato esclusivamente nell’esame burocratico di singoli provvedimenti.
Ma il tentativo di ridimensionamento delle correnti è tragicamente naufragato, Grazie alla capacità, perseguita con perseveranza e coraggio da Md, di costruire un’alleanza elettorale con Movimenti, Impegno per la legalità e Ghibellini –oggi unificati in “articolo 3”, tantissimi colleghi, molti dei quali non fanno espresso riferimento ai singoli gruppi, si sono riconosciuti in un progetto chiaro sull’autogoverno, sui suoi compiti, sui comportamenti da praticare quotidianamente.
Il tentativo di ridimensionamento del Consiglio ha visto impegnato, ancora una volta, in prima persona il Ministro Castelli che si è rifiutato di firmare il decreto di nomina a Procuratore della Repubblica di Bergamo del dott. Galizzi, formulata dopo una approfondita istruttoria ed una articolata disamina delle ragioni poste a fondamento del mancato concerto, nel pieno rispetto della procedura indicata dalla Corte Costituzionale nel 1992, e del dovere di leale collaborazione ivi delineato. Spudoratamente il Ministro ha accusato il Consiglio di non essersi attenuto al dovere di leale collaborazione, ritenendo, evidentemente, che leale collaborazione ci possa essere solo quando si accolgono le sue tesi.
Ancora una volta è stata espressa l’insofferenza verso il ruolo di autogoverno del Consiglio ed è stato manifestato il tentativo di ampliamento dei poteri dell’esecutivo, in perfetta sintonia con alcune norme previste nel disegno di legge delega sull’ordinamento giudiziario che prevedono, ancora una volta ignorando il dettato costituzionale, ampi poteri del Ministro in materia di formazione della commissione per la nomina dei magistrati con funzioni di legittimità e dei componenti del comitato direttive della scuola della magistratura.
Proprio prendendo spunto dal caso Galizzi il Ministro innanzi al Consiglio ha “minacciato” interventi legislativi in assenza di interventi dell’autogoverno sulla materia delle incompatibilità. Ancora una volta ha espresso, con la solita franchezza, la consueta arroganza della maggioranza. Non dialogo, confronto, su un tema concreto, su cui –peraltro- il Consiglio aveva già deciso di intervenire, ma diktat con i quali si chiede di aderire al proprio orientamento.
In questo quadro dobbiamo dire con forza al Ministro, che in pi di un’occasione ha tentato di accreditare una immagine buonista dell’attuale consiglio, pi funzionale e comprensivo verso di lui, rispetto al passato, che, come abbiamo fatto fino ad oggi, ci impegneremo fino in fondo per avere un autogoverno che non transiga mai sul rispetto dei principi costituzionali quali i poteri attribuitigli dalla Costituzione a presidio dell’autonomia ed indipendenza dei Magistrati. Dialogo si, confronto sì, ma senza arretrare, neanche in minima parte, di fronte al rispetto della Costituzione.

2. Compito del Consiglio deve essere anche quello di confrontarsi con il Ministro sul tanto sbandierato slogan del debito giudiziario e della necessità di fare ritrovare efficienza al sistema giustizia. Con un’opera attenta e continua dovremo, così come abbiamo fatto recentemente invitandolo ad un plenum dedicato al tema dell’efficienza del servizio giustizia, verificare se sia genuino il richiamo alla funzionalità o se rappresenti uno slogan.
Ma il Ministro Castelli con la consueta franchezza ci ha detto il 18 dicembre, non solo che non intende investire ulteriori risorse nella giustizia (salvo poi tentare disperatamente di fare marcia indietro) ma che è prioritaria la risoluzione del rapporto tra politica e magistratura, svelando, in una sorta di confessione, l’obiettivo principale del Governo, a molti già chiaro.
Le parole incaute del Ministro, l’assenza di una politica per la giustizia, la stanchezza per l’assenza di seri provvedimenti tali da incidere sulla funzionalità del sistema è divenuto però intollerabile per molti. Nel corso delle recenti cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario in molte sedi i rappresentanti dell’avvocatura e del personale amministrativo hanno espresso critiche alla politica del Ministro ed hanno chiesto a gran voce interventi che risolvessero i problemi concreti.

3. Su questa linea deve proseguire l’azione di Md a tutti i livelli, uffici giudiziari, Anm, Consigli Giudiziari, Consiglio Superiore. Apertura, dialogo e confronto con tutti coloro che, sulla loro pelle, vedono l’inconsistenza dell’azione del Ministro. Un’azione quotidiana che nel soffermarsi sui problemi esistenti e su quelli creati dallo stesso Ministro, penso a quanto inciderà sulla funzionalità degli uffici la permanenza in servizio fino a 75 dei Dirigenti, consenta di contrastare la politica del governo, svelando i guasti e le disfunzioni sul sistema giudiziario e sulla democrazia. Guasti che purtroppo non si potranno recuperare in poco tempo.
La forza dei diritti oggi attaccati, la forza dei valori in gioco impone a Md, sulla scia della sua migliore tradizione, un dialogo ed un confronto aperto a tutti coloro che credono realmente nei valori della democrazia, nella consapevolezza che la strada per la difesa dei principi aggrediti è lunga, difficile, irta di ostacoli ma che la forza della ragione e della determinazione, alla fine, prevarrà.


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