Pochi giorni prima del Congresso di Venezia, Carlo Verardi inviò a me ed a Magda Cristiano una e–mail, chiedendoci di predisporre un intervento per il dibattito congressuale; Carlo era rimasto colpito da alcuni nostri sfoghi per la situazione del Tribunale civile di Napoli (situazione logistica, situazione organizzativa, situazione pi in generale culturale) ed aveva poi apprezzato molto una bozza di documento che proprio al Congresso Magda aveva portato (e che di lì a poco la sezione napoletana di Md discusse e fece propria).
Il congresso come sempre è momento di bilanci e di confronto in vista di un progetto per il lavoro futuro; vorrei sottoporvi qualche sintetica valutazione cercando di guardare alla strada che abbiamo davanti.
In questa fase di crisi e di attacchi alla giurisdizione a 360 gradi, i magistrati hanno fatto uno sforzo di analisi certamente importante; è stato già detto qui da molti, lo condivido.
Non si può parlare di un tema come “la forza dei diritti” senza rendersi conto del contesto nel quale i diritti vengono proclamati e devono affermarsi.
C’è un’immagine del processo penale ben impressa nell’immaginario collettivo: quella del "Processo di Kafka". Franz Kafka – come ricorderete tutti – descrive il processo come un luogo, un luogo ostile ed oscuro, dove il protagonista K., il cittadino K. si perde e viene stritolato, uomo senza colpa trasformato nel Colpevole che viene ingiustamente giustiziato. Il luogo dell’accertamento della verità trasformato nel dominio dell’ingiustizia.
Correggendo le bozze del congresso di Genova mi aveva colpito la citazione di un proverbio indiano (dei pellerossa), secondo cui Manit ci ha dato una sola bocca e due orecchie. Se prendo la parola, rompendo il proposito di ascoltare solamente, è per dare conto del dibattito precongressuale che si è svolto nella sezione ligure e che, pur non coinvolgendo folle oceaniche, è stato ricco e partecipato, e ha visto la novità di un seminario “ad inviti” con contributi esterni di estremo interesse.
Cari amici e colleghi, permettemi innanzitutto di ringraziarvi per l’invito rivoltomi a prendere la parola in questo vostro congresso. E’ la prima volta che parlo in un congresso di Md e mi tocca farlo da segretario del mio gruppo.
Vi porto il saluto del Movimento per la Giustizia, scusandomi subito se, per ovvie ragioni di tempo, mi asterrò da analisi di carattere generale della situazione in cui viviamo e da valutazioni strettamente attinenti l’azione dell’Anm.